Craxi

Nella scorsa settimana la tv della vicina penisola ha avuto di che parlare nelle sue spesso inutili trasmissioni. Occorreva infatti, il 19 gennaio, la commemorazione dei 10 anni dalla morte di “Bettino” Craxi. Non ho lavorato in quanto impegnato nella settimana di esami all’università. Tra teorie, libri e schemi ho pure dato un’occhiata alla scatola parlante e ad alcune delle trasmissioni dedicate in quei giorni all’ex segretario del PSI. Premetto che il sistema televisivo italiano (in quel caso le reti pubbliche) non si smentisce mai, invitando personaggi come Vittorio Sgarbi a trasmissioni che si suppone vogliano trattare seriamente una certa tematica, incappando sin dall’inizio in un errore fondamentale. Oltre a ciò, dell’Italia, stupiscono sempre gli incredibili contrasti derivati da una volatilità degli schieramenti che è raro osservare tra persone che, di nuovo, si suppongono serie e coerenti e che in parte (riferendomi ad una specifica classe) è deputata a gestire la “cosa pubblica” su delega del popolo. Uno per tutti, l’anzicitato Sgarbi, che parlando di Craxi e del suo forte contrasto con il PCI in merito ai legami economici di quest’ultimo con l’URSS attingendo quindi a “fondi sporchi di sangue” invece che corrotti come si suppone per gli altri partiti tra cui il PSI (vedi “Mani Pulite”) e in sostanza ricoprendo di ombre il partito guidato per parte di quei tempi da Berlinguer (non citandone il mai nascosto dissenso verso il regime totalitario stalinista), ha omesso di rammentare all’accorto pubblico di aver fatto parte di quello stesso partito, muovendosi poi verso Craxi ed in seguito Berlusconi per poi distaccarsi nuovamente in forma indipendente. Insomma: la storia concitatamente descritta riferendomi ad uno dei personaggi quasi Kafkiani del panorama politico italiano può essere facilmente estesa ad un’intera classe politica, che andrebbe forse sostituita in blocco per offrire qualcosa di buono all’Italia stessa. Una nazione che ha prima incriminato il capro espiatorio Craxi, fino al giorno precedente (metaforicamente) Presidente del Consiglio, salvo poi riabilitarlo post mortem e facendo finta che la questione “tangenti” fosse circostritta a Craxi ed al PSI che nel frattempo compone lo zoccolo duro dei successivi governi targati Berlusconi. Sembra un romanzo ma è la realtà. E nel piccolo colluso Ticino? Chissà chissà…

IF, 25.01.2010

Una nuova Svizzera

I tempi moderni hanno infine raggiunto anche il cuore del vecchio continente.

Uno ad uno stanno cadendo i pilastri di quel che era un mito, riconosciuto a livello mondiale. Circa un anno fa, di questi tempi, è caduto il primo: le banche, la sicurezza, la professionalità e in parte il segreto bancario… Solo ricordi.

Oggi eccone cadere un’altro, anche se forse lo sfascio si intravvede solo all’orizzonte: la Svizzera neutrale.

Oggi è stata approvata dalla maggioranza del popolo elvetico un’iniziativa popolare atta a vietare la costruzione di minareti sul territorio nazionale.

Oggi è stato fatto il primo passo verso una pericolosa discriminazione basata sulla religione. Lo stesso tipo di discriminazione che ha creato nel passato innumerevoli guerre, alcune delle quali ancora in corso, come pure tanta, tanta sofferenza e distruzione.

Oggi è stata posata la prima pietra per la distruzione di quella Costituzione che, tra molti altri, garantisce il diritto alla libertà incondizionata di credo e religione. Questo accade mentre c’è chi pensa di fissare nella stessa Costituzione il segreto bancario, che copre, solo in parte ma INEQUIVOCABILMENTE, una massa incredibile di soldi sporchi di sangue, droga, e chissà cos’altro.

Oggi potranno festeggiare i politici della domenica, soprattutto mattutina, che vincono le elezioni fomentantando odio razziale e cavalcando la paura, senza il benché minimo senso dell’etica, del pudore, della giustizia e della prospettiva futura.

Un sentito applauso a tutti voi.

IF, 29.11.2009

Siamo tutti un po’ suini

Dopo qualche settimana di relativa tregua, squarciata solo dalla voce di Topo Gigio con le sue raccomandazioni, i media sono tornati all’assalto: sta arrivando la “Suina”, la famigerata influenza A H1N1, attenti!

Quel che più mi sconcerta di questa “pandemia”, è la grande manipolazione delle informazioni che sistematicamente viene fatta nei confronti del pubblico da parte dei media di tutti i tipi. Io, evidentemente ignorante in materia, non ho di certo i mezzi per poter valutare l’aggressività di questo virus; questo compito rimane agli esperti. Quel che mi è dato sapere sono poche ma vitali informazioni:

  • una variante del virus A H1N1 è stato alla base dell’influenza spagnola a cavallo tra il 1918 ed il 1919 uccise oltre 50 mio. di persone in Europa. L’igiene, le condizioni di vita, le difese immunitarie, l’alimentazione, ecc… delle persone che sfortunatamente perirono in quell’occasione non sono nemmeno lontanamente paragonabili a quelle odierne; si rammenti inoltre la grande guerra che hanno vissuto quelle stesse persone tra il 1914 ed 1918. È opportuno valutare i fatti con un corretto metro di giudizio e non sulla scorta dell’emozione suscitata dai dati, sicuramente impressionanti.
  • la mortalità statisticamente rilevata fino ad oggi, relativa al virus della “Suina”, non presenta discostamenti rilevanti rispetto alla mortalità della normale influenza stagionale degli scorsi anni. Chi viene colpito e putroppo non sopravvive è un soggetto già di  per se a rischio, che presenta altre patologie a cui si aggiunge l’aggravante del virus A H1N1.
  • il farmaco considerato maggiormente valido contro il virus è quello commercializzato con il nome di Tamiflu; questo farmaco, prodotto dall’azienda Roche, non è specifico per nessun tipo di influenza e combatte molto genericamente il virus. La sua efficacia nella cura diretta del virus è abbastanza relativa e presenta diversi spiacevoli effetti collaterali.
  • già per l’influenza aviaria nel 2005 i governi di mezzo mondo hanno accumulato stock preventivi di questo medicinale. La stessa tendenza è in atto da mesi quale misura preventiva contro un’eventuale pandemia.

Sulla scorta di queste oggettive considerazioni, le seguenti tabelle estratte dal rapporto di metà anno 2009 di Roche evidenziano un semplice dato:

dati 1
data 2

 Come preventivabile, le vendite di prodotti legati alla virologia sono aumentate (+45% rispetto allo stesso periodo dello scorso anno); questi dati si riferiscono ai soli primi 6 mesi dell’anno 2009. Conseguentemente il profitto operativo della divisione farmaceutica del gruppo Roche (esclusi investimenti, dividendi, tasse, ecc…), sempre riferito alla prima metà dell’anno, risulta accresciuto del 19%. I dati parlano da se.

La mia lettura della situazione, provocatoria, è questa: in un settore con altissime barriere all’entrata (investimenti da capogiro per accedere), limitate fluttuazioni naturali di mercato (settore fondamentale) e staticità dovuta ai brevetti sui medicinali, una via per non investire in ricerca (altissimi costi, con rischio di perderli) è creare i bisogni ad hoc, come fa il marketing nei mercati tradizionali.

IF, 11.11.200

Capitalism: a Love story

Ho recentemente avuto modo di apprezzare l’ultima fatica di M. Moore, un film-documentario “dei suoi” incentrato sulla storia d’amore tra il popolo (specialmente USA) e … il capitalismo.
Lo consiglio a tutti. Infatti, seppur schierato, presenta diversi fatti documentati davanti ai quali lo spettatore potrà rimanere finalmente impressionato e forse riflettere su certi argomenti. Uno per tutti: etica.
Aggiungo qui il link al download di un documento citato da Moore, estremamente interessante. Si tratta di un rapporto di Citigroup relativo all’oligarchia globale rappresentata da quella piccola percentuale di popolazione che continua a detenere la maggior parte della ricchezza mondiale; è interessante leggere le cose dalla prospettiva opposta…

DOWNLOAD Plutonomy Citigroup Report 2

Ciao!

IF, 7.11.2009

Il sottile confine tra blog e facebook

Infine, afflitto dalla noia e dal fastidio di tutti quegli avvisi, quelle cazzate, l’ipocrisia amplificata e la curiosità sistemica che oggi rappresenta facebook, non ce l’ho più fatta. Chiuso.

La brillante intuizione di Zuckerberg ha perso per me il suo appeal, sommerso da un’infinità di applicazioni completamente inutili, dalla maledetta pubblicità che contagia ormai qualsiasi ambito della nostra vita, da gruppi creati senza accendere il cervello, dando libero sfogo all’ignoranza ed alla stupidità.

Intendiamoci: non vedo il mondo come un ammasso di serietà. Lo scherzo è parte essenziale della vita e così pure il divertimento. Facebook a mio avviso ha oltrepassato i confini della decenza, o della demenza; a voi la scelta.

Tra social utility e inutility il confine è infimo; meglio esprimersi, ho creduto, con un blog. Aperto a commenti ma privo di quel magnetismo consumista e qualunquista, che porta a spiare sprazzi di vita altrui messi in bella mostra da chi, evidentemente, fa parte dei sistema stesso.

Perdonatemi, rischio di apparire semplicemente anticonformista. Valutate voi.

IF, 7.11.2009

Remember remember …

“Remember remember the fifth of November
Gunpowder, treason and plot.
I see no reason why gunpowder, treason
Should ever be forgot…”

Siamo ormai giunti in novembre ed ora si avvicina il 5, seguito pochi giorni dopo dal 9: due date significative per la storia conta, anche se per motivi diversi e di certo non assoluti, ma influenzati dalle personali preferenze del sottoscritto. Quel che le congiunge nell’intimo, infatti, è la grande importanza simbolica legata alla rappresentazione del vigore insito nei popoli.

Concretizzerò di seguito i miei pensieri, partendo dal giorno meno lontano nel tempo. 9 novembre 1989, smantellamento ufficiale del muro di Berlino. 20 anni fa è iniziata una nuova fase, un nuovo corso della storia, mentre un’altro si è estinto; il trionfo del Capitalismo e la fine, ad eccezione di pochi ultimi baluardi, dell’esperienza del Socialismo reale. 20 anni fa è iniziata l’egemonia culturale definitiva degli Stati Uniti d’America, guadagnata con la forza e con il denaro; nulla più. Non si tratta più di “American dream” o cose simili, l’affare è diverso. Da tempo gli USA, tramite la loro moneta, controllano l’economia del vecchio continente che li ha generati, da cui si sono liberati con la prima di una lunga serie di guerre. Gli Stati Uniti hanno imposto a tutti il loro modo di pensare, di vedere il mondo, dell’evoluzione della specie umana. Quanto duramente conquistato con la lotta della rivoluzione proletaria nella Russia zarista è stato definitivamente cancellato; pressioni politiche e una valanga di consumismo hanno eliminato la dignità del popolo europeo e dato via al dominio delle Multinazionali e l’esplosione dei loro guadagni. Vediamo ad esempio un simbolo, la Coca Cola Company. L’utile di questa aziende ha seguito la seguente prorompente evoluzione: 1990 = 1.7 miliardi di $, 2008 = 5.8 miliardi di $. Ecco il valore del titolo azionario di Coca Cola Company:

coca cola co.

Evoluzione share value di CocaCola Co. su gentile concessione di UBS.

Cosa è cambiato? Di certo non il prodotto, immutato da oltre 100 anni. Bene, credete che stia manipolando i dati? Ecco un’altro esempio: JP Morgan Chase. Dopo una chiusura degli anni ‘80 con conti annuali in rosso di alcune centinaia di milioni, i conti 2008 parlano di un utile netto che ammonta a 5.6 miliardi di $. Anche qui, ecco l’evoluzione del valore del titolo JP Morgan:

jp morgan

Evoluzione share value JP Morgan Chase, sempre ringraziando UBS.

Per farla breve: tutte le maggiori aziende hanno attraversato un periodo estremamente florido nel corso degli anni ‘90, periodo che ad eccezione di una triste parentesi nel 2001 e 2002 è continuata sino all’inevitabile crisi del sistema finanziario, di cui oggi stiamo sperimentando i risultati, sulla gente comune (spero che il salame sugli occhi della gente non sia sufficientemente spesso da occultare il triste fatto rappresentato dai continui guadagni di ricchi ed aziende, salvate più o meno giustamente da parte di Stati più o meno compiacenti). Boom economico? Crescita? No. Maturazione ed espansione del Capitalismo, che con la parola fine sulla DDR ed il crollo dell’URSS ha trovato terreno fertile nel vecchio continente, nuova carne da macello, nuovi consumatori, nuovi clienti, nuove persone da sfruttare e da cui trarre profitto. Da 20 anni a questa parte, il mondo non è più lo stesso. Da 20 anni a questa parte tutto ruota intorno alle poche enormi lobby mondiali assetate di denaro. Da 20 anni a questa parte il mondo occidentale non ha avuto opposizione alle sue angherie, nemmeno con la Cina post maoista; nuova potenza mondiale cresciuta fino a possedere (nel vero senso della parola), oggi, gran parte degli Stati Uniti stessi.

A partire dall’accoppiata presidenziale Reagan – Tatcher la gestione economica dei principali paesi a subito una decisiva svolta ideologica e politica verso il liberismo, letteralmente venduto come unica possibile soluzione applicabile, dalla televisione alla radio, dagli atenei alla letteratura; l’imponente offensiva denigratoria nei confronti del modello Socialista ha avuto i suoi frutti. Una grande operazione di marketing.

Parallelamente a tutto questo, lo squilibrio nei confronti dei paesi di seconda fascia è vieppiù aumentato sino ad una situazione oggi a dir poco paradossale: secondo il World Institute for Development Economics Research, nell’anno 2000, a livello mondiale il 10% degli adulti possedeva l’85% della ricchezza! La situazione postcoloniale non è dunque mutata nella sostanza ed i paesi oggi identificati come “Terzo Mondo” continuano a rimanere tali, poveri e sfruttati dai paesi più ricchi.

Negli stessi paesi ricchi, la situazione non è certo migliore. Anche qui, e questo ci è ben noto, la famosa “middle – class” si sta sempre più erodendo scavando un divario sempre maggiore tra ricchi e poveri, gli ex proletari oggi definiti “working poor”. La situazione per questa classe sociale è innegabilmente migliorata durante il corso del 20mo secolo. Molti diritti le sono finalmente stati riconosciuti e la Democrazia le garantisce un potere enorme e non più legato alla forza ed alle armi: i voti. Questi non sono distribuiti in base alla ricchezza. Questi rispondono solo e soltanto al nostro intelletto.

È una questione di punti di vista, certo. Ma come può, il sommarsi di queste informazioni, lasciare indifferenti? Come si può ignorare il fondamentale errore insito nella concezione stessa del sistema Capitalistico, basato non sulla legge del più forte (come le colossali imposture della concorrenza e del libero mercato vogliono far credere), bensì su una scaltra macchinazione volta ad instaurare una gerarchia sociale silente ed insovvertibile basata semplicemente sulla ricchezza: i pochi vivono sulle spalle dei molti. La ricchezza non è redistribuita, bensì accumulata.

Dopo 20 anni assistiamo ad una crisi in cui le solite, diaboliche imprese si permettono impunemente di licenziare centinaia di migliaia di posti di lavoro, con tutte le tristi conseguenze per le famiglie che ne consumano i prodotti, al solo fine di mantenere intatti i propri guadagni.

Chissà se, dopo 20 anni, il gesto di Guy Fawkes e della sua banda, che il 5 novembre 1605 tentò di far esplodere l’intero Parlamento Inglese, possa SIMBOLICAMENTE andare a buon fine sovvertendo questo INIQUO ordine mondiale. Chissà se il popolo farà appello alla propria forza. Chissà. Beh, nel frattempo… ricordiamo e riflettiamo.

IF, 2.11.2009

http://lincolndietrichs.org/svd/music/111-%20Tchaikovsky%20-%201812%20Overture.mp3